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LE LINEE GUIDA INTERNAZIONALI SUI DIRITTI E LE PARI OPPORTUNITA' DELLE PERSONE DISABILI  

 

Breve quadro dell’evoluzione delle strategie a livello comunitario e internazionale

Negli ultimi decenni la tendenza a considerare il problema delle persone con disabilità in una prospettiva basata sui diritti è maturata e si è ampiamente affermata a livello internazionale.

Le prime azioni, avviate nel corso degli anni ’80, sono state intraprese dalle Nazioni Unite. Già nel 1975 fu adottata una risoluzione contenente una dichiarazione sui diritti dei disabili, ma l’avvenimento fondamentale, che ha poi portato allo sviluppo di politiche e linee guida articolate nei confronti delle persone con disabilità, è la designazione del 1981 quale "Anno internazionale dei disabili" da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e alla conseguente inaugurazione del decennio 1983-1992 quale "Decennio dei disabili".

Il principale risultato dell’"Anno internazionale dei disabili" è stato il programma mondiale di azioni per le persone con disabilità adottato dall’Assemblea nel 1982. Il programma proclama importanti principi nel campo della prevenzione e della riabilitazione, e pone in rilievo il diritto delle persone con disabilità ad avere le stesse opportunità degli altri cittadini.

Ancora più frutti ha dato il "Decennio dei disabili", con l’adozione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di una risoluzione dal titolo Norme standard per la parità di opportunità per le persone con disabilità. Sebbene tale risoluzione non costituisse un vincolo legale, essa rappresentava una forte raccomandazione ai Governi per l’adozione di politiche indirizzate ad ottenere l’uguaglianza dei diritti e delle opportunità, oltre che dei doveri, delle persone con disabilità.

Essa ha dato inoltre un forte impulso all’adozione, del 20 dicembre 1996, della Risoluzione del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri sulla parità di opportunità per le persone con disabilità, che rappresenta un quadro di riferimento fondamentale per tutte le politiche successive adottate in sede di Comunità Europea

Anche in sede di Consiglio d’Europa vi sono state diverse risoluzioni e dichiarazioni dedicate al tema dell’integrazione delle persone con disabilità; in particolare va ricordata la risoluzione dell’aprile 1992 dal titolo “Una coerente politica per l’integrazione dei disabili”. (torna su)

 

Le regole standard delle Nazioni Unite per le pari opportunità delle persone disabili

Il 20 dicembre 1993 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò un insieme di regole standard per l’uguaglianza di opportunità per le persone con disabilità.

Il documento copre tutti gli aspetti della vita delle persone con disabilità e si articola in 22 regole, raggruppate in 4 temi:

  1. Le condizioni di base per la piena partecipazione
  2. Le aree di intervento
  3. Le misure attuative
  4. Il meccanismo di monitoraggio

1. Le condizioni di base per la piena partecipazione

Questo primo tema è finalizzato alla descrizione di un assetto di base per garantire alle persone con disabilità l’accesso ai diritti fondamentali. Esso si basa sia su interventi rivolti alla popolazione complessiva, alle persone con disabilità e alle loro famiglie, sia sull’offerta di servizi.

La prima regola insiste sulla necessità di aumentare la coscienza di tutte le persone sui diritti e le potenzialità delle persone con disabilità, ma più ancora sull’aumentare la consapevolezza delle stesse persone con disabilità relativamente alle loro possibilità, alle iniziative presenti nel territorio, alle strutture di supporto esistenti, alla partecipazione alla vita sociale.

La seconda regola si basa invece sulla necessità di fornire tutta l’assistenza medica necessaria alle persone con disabilità. Tale assistenza deve basarsi su gruppi multidisciplinari di personale medico e sanitario per la diagnosi e valutazione precoce, oltre che la cura tempestiva della menomazione, allo scopo di ridurre il più possibile gli effetti della disabilità. Questo implica anche un processo costante di aggiornamento del personale medico.

La terza regola, di fondamentale importanza in questo contesto, si riferisce alla riabilitazione, ovvero a quel processo finalizzato al raggiungimento, da parte delle persone con disabilità, dei migliori livelli fisici, sensoriali, intellettuali e sociali compatibilmente con la disabilità da cui si è affetti. Il processo di riabilitazione deve essere garantito ad ogni persona con disabilità, in modo da raggiungere e mantenere il livello massimo di indipendenza. I programmi di riabilitazione devono essere presenti e accessibili nel territorio, cosicché tutte le persone con  disabilità che ne facciano richiesta possano effettivamente accedervi.

Infine, la quarta regola verte sulla necessità di fornire alle persone con disabilità gli strumenti e le azioni di supporto necessarie al raggiungimento e mantenimento di standard di vita equi. Il riferimento è sia alle protesi e agli ausili necessari a ridurre gli svantaggi derivanti dalla disabilità, sia a programmi di assistenza finalizzati, quali ad esempio gli insegnanti di supporto.

2. Le aree di intervento

Il secondo gruppo di regole fa riferimento ai diritti delle persone con disabilità nei diversi ambiti della vita sociale: accessibilità all’ambiente fisico e all’informazione, diritto allo studio, all’occupazione, ad un reddito e alla previdenza sociale, ad una vita familiare, alle attività culturali, sportive e ricreative, al culto religioso.

Riprendiamo brevemente queste regole; esse saranno trattate in maniera più approfondita nelle aree tematiche di competenza.

In primo luogo l’accessibilità: essa è intesa sia in senso fisico che sociale. Nel primo caso la raccomandazione è quella di abbattere le attuali barriere architettoniche e, soprattutto, di programmare le politiche sulla costruzione di abitazioni, edifici pubblici, luoghi d’incontro ecc. tenendo sempre presente il diritto delle persone con disabilità ad accedere laddove qualsiasi persona può accedere. Ovviamente il riferimento è anche ai mezzi di trasporto. Devono essere previste perciò delle norme standard di accessibilità.

Accessibilità però va intesa anche in senso lato, e quindi all’informazione e alla comunicazione: informazione su programmi, terapie, politiche di supporto. Questo implica anche lo sfruttamento di nuove tecnologie e di linguaggi dedicati ad alcune tipologie di disabili.

Il diritto allo studio si esplicita con la raccomandazione di inserire le persone con disabilità nei cicli educativi normali nei limiti del possibile, mediante l’aiuto di insegnanti di sostegno e di supporti adatti. Vanno previsti anche dei corsi speciali laddove il sistema scolastico non sia in grado di inserire la persone con disabilità nella scuola ordinaria.

Il diritto al lavoro è un diritto fondamentale di tutte le persone, in quanto è fortemente legato alla dignità umana. È quindi molto importante per le persone con disabilità, e un’ampia trattazione su questo viene data nel capitolo specifico sull’occupazione.

Qualora la persona con disabilità sia impossibilitata a lavorare o abbia perso il lavoro, deve esserle garantito un reddito. Nel caso in cui però la persona sia in grado di lavorare (anche se con l’ausilio di supporti), è necessario esplorare tutte le strade per un reinserimento nel mondo del lavoro.

Azioni di supporto devono essere intraprese per aiutare le persone con disabilità ad avere una vita familiare normale e a vivere la loro sessualità. In questo senso devono essere previsti dei centri di consulenza familiare e delle figure professionali in grado di fornire supporto alle famiglie con persone con disabilità.

Infine devono essere previste opportune misure per incentivare le persone con disabilità ad esplicitare le proprie specificità in campo culturale e sportivo.

3. Le misure attuative

La terza parte delle “regole” è dedicata alle misure che gli Stati devono intraprendere per avere il quadro informativo, per la pianificazione delle politiche, per un piano normativo ed economico, per il monitoraggio e per il coordinamento a livello nazionale e internazionale.

Un ruolo primario viene attribuito al reperimento e alla diffusione dell’informazione, in particolare statistica. Gli Stati devono prevedere la costituzione di una banca-dati contenente informazioni sia sul numero e le caratteristiche della popolazione con disabilità, sia sui servizi disponibili nel territorio. I dati devono essere disponibili alle amministrazioni locali, alle famiglie e alle organizzazioni di persone con disabilità.

Gli Stati hanno il compito di monitorare costantemente lo stato di applicazione dei programmi di intervento nazionali e lo stato dei servizi.

La cooperazione internazionale è fondamentale per sviluppare standard comuni sia per quanto riguarda le terminologie, che le politiche e il loro monitoraggio.

4. Il meccanismo di monitoraggio

Infine la quarta parte delle “regole” esplicita il meccanismo di monitoraggio sullo stato di applicazione delle regole da parte degli Stati. (torna su)

 

Le linee guida della Commissione delle Comunità Europee

Nel luglio 1996 la Commissione ha fornito una Comunicazione sulla parità di opportunità delle persone con disabilità: “Una nuova strategia della Comunità europea nei confronti dei disabili”. In tale comunicazione è contenuta anche la proposta di quella che poi è diventata la Risoluzione del Consiglio del 20 dicembre 1996.

Il documento rappresenta una tappa importante in ambito europeo, poiché pone le basi per una politica d'integrazione nuova, che verrà poi adottata ampiamente in vari settori.

Il concetto chiave è il passaggio dall’adattabilità all’integrazione delle persone con disabilità in tutti i campi della vita. Il termine migliore per riassumere il compito complessivo è “mainstreaming”. Si tratta di formulare una strategia per rendere possibile la piena partecipazione e il coinvolgimento generale delle persone con disabilità ai processi economici e sociali. I relativi problemi non devono essere più considerati in maniera separata dall’ordinario comune meccanismo decisionale, ma devono essere visti chiaramente come un elemento integrale. Ciò significa adottare il graduale abbandono delle strutture separate per sopperire alle esigenze delle persone con disabilità, in particolare nel campo dell’istruzione e dell’occupazione, e passare a iniziative che promuovano l’integrazione nei sistemi scolastici ordinari e nel lavoro aperto.

Si tratta di abbandonare l’ottica dell’assistenza totale, della relegazione dalla vita sociale e dello sviluppo di servizi specializzati, per passare ad una politica che porti alla diminuzione della dipendenza della persona con disabilità dai sussidi e dall’assistenzialismo totale. Questo passaggio è inoltre vantaggioso per tutti, perché punta al reinserimento nel mondo del lavoro di persone che vivono grazie a sussidi, e in generale punta a reinvestire le risorse dedicate all’assistenzialismo sui processi di inserimento nella vita sociale normale.

Il documento delinea le aree problematiche presso le quali intervenire (nei paragrafi successivi saranno descritte le linee guida per ognuna di queste aree):

  1. Istruzione: numerosi bambini continuano ad essere esclusi dalle scuole ordinarie unicamente a causa di una loro disabilità fisica o mentale, indipendentemente dalle loro reali potenzialità. Essi sono spesso confinati in istituzioni che, sebbene forniscano speciale assistenza, di fatto li isolano e non offrono opportunità di inserimento sociale.
  2. Occupazione: la probabilità per le persone con disabilità di essere disoccupati è almeno due o tre volte più elevata e di durata più lunga rispetto al resto della popolazione attiva. Inoltre essi sono i primi ad essere colpiti durante le crisi economiche.
  3. Mobilità e accesso: numerosi sistemi di trasporto ed edifici pubblici continuano ad essere inaccessibili, e continuano a persistere barriere architettoniche e infrastrutturali. Se intendiamo il tema dell’accesso in senso lato dobbiamo parlare anche di turismo e tempo libero, oltre che di sport: l’accessibilità, infatti, non deve essere garantita solo per lavorare o studiare, ma più in generale per coltivare tutti gli aspetti della propria personalità e per soddisfare esigenze normali per tutti, quali appunto viaggiare, praticare sport, avere hobbies.
  4. Alloggio: per le persone con disabilità non sono disponibili alloggi adatti o costantemente adattabili, e un successivo adattamento comporta spesso costi proibitivi
  5. Sistemi di sicurezza sociale: una fascia numerosa di persone con disabilità vive ancora vicino al livello di povertà o anche al di sotto. I sistemi di assistenza forniscono un minimo di sostegno che spesso è insufficientemente orientato all’obiettivo di agevolare la partecipazione. Non si è coscienti dei costi supplementari ai quali vanno incontro le persone con disabilità, e spesso non si riconoscono loro delle esigenze che sarebbero ritenute ovvie per il resto della popolazione.

Uno strumento forte per operativizzare queste politiche sono i "Fondi strutturali", e in particolare il "Fondo Sociale Europeo", indirizzato all’inserimento professionale. Particolare rilevanza inoltre viene attribuita alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, che costituiscono un forte potenziale per il raggiungimento di pari opportunità per le persone con disabilità e per il miglioramento delle loro condizioni di vita e di lavoro.

Una fondamentale iniziativa della Comunità Europea è la designazione del 2003 quale Anno europeo delle persone disabili. Obiettivi dell'iniziativa sono:

  1. Aumentare da parte di tutti la consapevolezza dei diritti delle persone con disabilità e il pieno raggiungimento dei loro diritti
  2. Incoraggiare la riflessione e discussione delle misure necessarie alla promozione di pari opportunità
  3. Promuovere lo scambio di esperienze di "buone prassi" e di valide strategie d'azione
  4. Intensificare la cooperazione a tutti i livelli, istituzionali e non, fra gli operatori del settore
  5. Evidenziare i positivi contributi che le persone con disabilità possono dare alla società e creare un contesto positivo, entro il quale la diversità è apprezzata e non discriminata
  6. Diffondere fra i normodotati la consapevolezza dell'entità e varietà della disabilità e delle diverse forme di discriminazione a cui sono sottoposte le persone con disabilità

La Comunità Europea finanzierà a tale scopo diverse iniziative:

  1. Convegni ed eventi vari
  2. Campagne promozionali e d'informazione
  3. Cooperazione con i media
  4. Indagini e rapporti di studio
  5. Applicazione di buone prassi
  6. Altre iniziative a livello locale, nazionale o transnazionale

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