Le organizzazioni di volontariato in Italia
Anno 1999

4 maggio 2001


Informazioni e chiarimenti:
Istat - Servizio statistiche sulle istituzioni pubbliche e private
Roma, Via Tuscolana, 1782 - 00173
Barbara Moreschi Tel. +39 06 7297.6456
Margherita Brunetti Tel. +39 06 7297.6457

Distribuzione territoriale
Caratteristiche strutturali
Volontari e dipendenti
Settori di attività, servizi offerti ed utenti
Dimensione economica


Nell'ambito del censimento delle istituzioni private e delle imprese nonprofit, l'Istat ha svolto la terza rilevazione sulle organizzazioni di volontariato iscritte ai registri regionali al 31 dicembre 1999. La rilevazione è stata realizzata nel corso del 2000 mediante un questionario postale destinato a raccogliere informazioni sulle caratteristiche strutturali, le attività svolte e le risorse impiegate dalle organizzazioni. Essa offre l’opportunità di comparare i nuovi dati con quelli emersi dalle precedenti rilevazioni. Per rendere omogeneo il confronto è necessario tenere presente che l’universo delle organizzazioni di volontariato è caratterizzato da una dinamica demografica molto accentuata. Rispetto alla prima rilevazione, riferita al 1995, il numero delle unità iscritte ai registri regionali del volontariato ha segnato un incremento dell’80%. Le organizzazioni iscritte ai registri regionali erano 8.343 al 31/12/1995, 11.710 al 31/12/1997 e sono 15.071 al 31/12/1999. Sebbene l’iscrizione ai registri regionali di nuove organizzazioni sia stata accompagnata dalla cessazione, temporanea o definitiva, dell’attività da parte di altre, il flusso in entrata è di gran lunga superiore a quello in uscita: per ogni organizzazione che ha cessato la sua attività se ne sono iscritte circa 10.
Il costante aumento del numero di unità iscritte ai registri del volontariato conferma quanto osservato nella precedente rilevazione in merito alla crescente propensione delle organizzazioni, anche di recente costituzione, ad istituzionalizzare la loro azione.
I dati mostrano che durante la seconda metà degli anni novanta vi è stato un notevole aumento delle organizzazioni iscritte ai registri regionali, dovuto non soltanto all’iscrizione di organizzazioni preesistenti, ma anche alla costituzione di nuovi soggetti. Inoltre, i dati dimostrano che nel periodo considerato vi è stato un processo di diffusione territoriale delle organizzazioni, a seguito del quale è mutata in misura significativa, seppure non ampia, la distribuzione territoriale delle organizzazioni, la quale, tuttavia, rimane caratterizzata da una pronunciata concentrazione in alcune regioni settentrionali e centrali.

 

Distribuzione territoriale

Il maggior numero di organizzazioni è localizzato nelle regioni dell’Italia settentrionale (circa il 60%). Per il Nord-Ovest e il Nord-Est si osservano, rispetto ai dati degli anni precedenti, variazioni di entità limitata, ma di segno opposto che nell'insieme si compensano. In termini di quote percentuali, il Nord-Ovest mostra una lieve tendenza alla diminuzione del proprio peso relativo: infatti, le organizzazioni di quest’area rappresentavano il 32,7% nel 1995, il 28,6% nel 1997 e sono il 29,4% nel 1999. Una tendenza opposta si registra nel Nord-Est dove le organizzazioni erano il 30,3% nel 1995, il 31,3% nel 1997 e si attestano al 32% nel 1999. Nell’Italia centrale la quota delle organizzazioni sul totale nazionale diminuisce dal 22,6% nel 1995 al 20% nel 1999. Nelle regioni meridionali e insulari la quota aumenta in misura assai significativa, passando dal 14,4% al 18,6% del 1999. In questa area geografica si è registrato l’aumento più significativo tra il 1995 e il 1999 (+4,2 punti percentuali).

La distribuzione regionale delle organizzazioni appare ancora più disomogenea di quella riscontrata per area geografica. Le regioni con il maggior numero di organizzazioni sono Lombardia, Toscana ed Emilia-Romagna; quelle con il minor numero Valle d’Aosta e Molise. Tuttavia, nel corso degli anni, si é manifestata una tendenza alla riduzione dei divari territoriali. Nel 1995, ad esempio, le prime tre regioni raccoglievano il 48,5% delle organizzazioni, mentre nel 1997 la quota corrispondente è scesa al 41,4% e nel 1999 si è attestata al 40,1%. Analogamente, ma in direzione opposta, nelle due regioni in cui la numerosità di organizzazioni è più bassa, la somma delle quote relative era pari a 0,7% nel 1995, mentre è salita all’1% nelle ultime due rilevazioni.
Dal 1995 al 1999 le regioni che mostrano il più alto tasso di crescita di organizzazioni iscritte sono Sicilia, Trentino-Alto Adige, Molise e Campania (superiore al 200%). Tra quelle con il tasso di crescita più basso (inferiore al 60%) si trovano Toscana, Veneto, Valle d’Aosta, Lombardia e Calabria.

Prospetto 1 - Organizzazioni di volontariato iscritte ai registri regionali al 31.12 per regione. Anni 1995-1999
 
1995
1997
1999
REGIONI
Numero
%
Numero
%
Numero
%
 
 
 
 
 
 
 
Piemonte
693
8,3
991
8,5
1.188
7,9
Valle d'Aosta
35
0,4
46
0,4
53
0,4
Lombardia
1.687
20,2
1.827
15,6
2.591
17,2
Trentino-Alto Adige
404
4,8
830
7,1
1.343
8,9
Bolzano-Bozen
327
3,9
728
6,2
1.042
6,9
Trento
77
0,9
102
0,9
301
2,0
Veneto
872
10,5
1.075
9,2
1.270
8,4
Friuli-Venezia Giulia
236
2,8
418
3,6
548
3,6
Liguria
314
3,8
489
4,2
600
4,0
Emilia-Romagna
1.018
12,2
1.343
11,5
1.664
11,0
Toscana
1.340
16,1
1.683
14,4
1.792
11,9
Umbria
173
2,1
289
2,5
353
2,3
Marche
178
2,1
343
2,9
450
3,0
Lazio
194
2,3
292
2,5
423
2,8
Abruzzo
90
1,1
160
1,4
201
1,3
Molise
24
0,3
69
0,6
89
0,6
Campania
173
2,1
407
3,5
564
3,7
Puglia
162
1,9
285
2,4
331
2,2
Basilicata
56
0,7
133
1,1
155
1,0
Calabria
188
2,3
177
1,5
292
1,9
Sicilia
55
0,7
246
2,1
368
2,4
Sardegna
451
5,4
607
5,2
796
5,3
Italia
8.343
100,0
11.710
100,0
15.071
100,0
 
 
 
 
 
 
 
Nord-Ovest
2.729
32,7
3.353
28,6
4.432
29,4
Nord-Est
2.530
30,3
3.666
31,3
4.825
32,0
Centro
1.885
22,6
2.607
22,3
3.018
20,0
Sud e Isole
1.199
14,4
2.084
17,8
2.796
18,6

 

Caratteristiche strutturali

Riguardo alla distribuzione delle organizzazioni per periodo di costituzione, si registra la diminuzione delle quote relative alle organizzazioni più anziane insieme ad un consistente incremento della quota di quelle più giovani, nate tra il 1996 e il 1999. In particolare, i dati indicano che la costituzione di nuove organizzazioni ha avuto un notevole incremento nel periodo 1991-1995, durante il quale si è costituito circa il 26% delle organizzazioni iscritte ai registri regionali alla fine del 1999 e che tale processo è continuato con pari intensità nel periodo successivo, durante il quale si è costituita un’ulteriore quota del 21,9%. Il processo di istituzionalizzazione ha continuato ad interessare in misura maggiore unità che si sono costituite in anni precedenti a quello di iscrizione. Cresce, tuttavia, anche il numero di organizzazioni che si iscrivono ai registri subito dopo essersi costituite: dal 25% del 1997 al 38% del 1999.

La terza rilevazione conferma anche la crescita del numero di organizzazioni di piccole dimensioni: più della metà delle organizzazioni opera con meno di 21 volontari. Inoltre, il numero medio di volontari per organizzazione, già diminuito da 58 a 50 unità tra il 1995 e il 1997, si attesta a 45 unità nel 1999. La classe dimensionale con il maggior numero di organizzazioni rimane quella con 11-20 volontari, nella quale si concentra il 27,5% del totale delle organizzazioni. Tale quota rimane sostanzialmente invariato rispetto al 1997 (27,8%), sebbene si riduca rispetto a quella registrata nel 1995 (31,5%). Nel 1999 aumenta ulteriormente la quota di organizzazioni con meno di 11 volontari (dal 18,2% del 1995 al 23,4% del 1999) e, all’opposto, diminuisce quella della classe con più di 60 volontari (dal 19,7% del 1995 al 15,8% del 1999).

 

Volontari e dipendenti

Nel 1999 le organizzazioni di volontariato iscritte ai registri regionali hanno impiegato 8.281 dipendenti e 670.826 volontari. Rispetto al 1997, in entrambi i casi si registra un aumento in termini assoluti delle risorse impiegate; tuttavia, per i dipendenti si tratta di un aumento più che proporzionale (37,4%) a quello delle organizzazioni (28,7%), mentre per i volontari l’incremento è stato meno che proporzionale (13,5%). Per i dipendenti le variazioni più consistenti si registrano, con segno positivo, nelle regioni del Nord-Est (+12,6%) e, con segno negativo, in quelle del Centro (-8,2%). Complessivamente, il ricorso a lavoratori dipendenti rimane sempre molto contenuto. Anche se in termini assoluti si registra un aumento delle organizzazioni con almeno un dipendente (da 1.074 nel 1995 a 1.502 nel 1999), la loro quota relativa diminuisce dal 12,9% nel 1995 al 10% nel 1999.
La distribuzione dei volontari per area geografica risulta del tutto analoga a quella delle organizzazioni, con una maggiore concentrazione nelle aree settentrionali rispetto a quelle centro-meridionali (27,9% di volontari nel Nord-Ovest, 29,8% nel Nord-Est, 24,2% nel Centro e 18,1% nel Sud e isole). Tuttavia, così come rilevato per le organizzazioni, l'incremento maggiore si registra nelle regioni meridionali, nelle quali il numero di volontari è aumentato nel 1999 del 34,4% rispetto al 1997 e raddoppiato rispetto al 1995. Conseguentemente, anche la quota sul totale nazionale è passata dal 12,5% nel 1995 al 18,1% nel 1999. Nelle regioni centrali l’incremento percentuale dei volontari è stato pari a quello medio nazionale, cosicché la quota relativa si è mantenuta stabile su valori prossimi al 25% del totale nazionale. Nelle due aree geografiche settentrionali la crescita è stata maggiore nelle regioni nord-orientali (+32,1% rispetto al 1995) e minore in quelle nord-occidentali (+26,6%). Ne sono conseguiti alterni mutamenti delle posizioni relative delle due aree, che hanno condotto nel 1999 le regioni nord-orientali ad avere una quota di volontari (29,8%) superiore a quella delle regioni nord-occidentali (27,9%).

Ponendo in relazione il numero di volontari attivi con il numero di organizzazioni presenti nella medesima area geografica, la tendenza generale delle organizzazioni ad operare con un numero di volontari sempre più contenuto risulta particolarmente accentuata nelle regioni settentrionali. Nelle due aree geografiche del nord, il numero medio di volontari per organizzazione scende al di sotto della media nazionale; rispetto al 1997, il Nord-Ovest fa registrare una diminuzione di 15 unità ed il Nord-Est di 4. Nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno, invece, il numero medio di volontari per organizzazione è sostanzialmente analogo a quello del 1997. Al Centro tale valore è superiore alla media nazionale, nelle regioni meridionali e insulari resta ancora inferiore, seppure di poco.

Prospetto 2 – Volontari e numero medio di volontari per organizzazione per regione. Anni 1995-1999
 
1995
1997
1999
REGIONI
Numero volontari
Numero medio di volontari per organizzazione
Numero volontari
Numero medio di volontari per organizzazione
Numero volontari
Numero medio di volontari per organizzazione
Piemonte
31.074
45
47.604
48
54.317
46
Valle d'Aosta
1.889
54
1.788
39
2.028
38
Lombardia
94.096
56
112.624
62
102.974
40
Trentino-Alto Adige
24.500
61
46.538
56
64.393
48
Veneto
39.357
45
43.132
40
41.434
33
Friuli-Venezia Giulia
12.713
54
15.509
37
18.228
33
Liguria
21.092
67
30.364
62
27.931
47
Emilia-Romagna
74.005
73
60.797
45
75.668
45
Toscana
84.589
63
91.597
54
95.263
53
Umbria
5.974
35
7.514
26
11.221
32
Marche
13.100
74
13.899
41
20.063
45
Lazio
19.107
99
29.116
100
35.639
84
Abruzzo
3.266
36
5.983
37
7.825
39
Molise
1.452
61
1.979
29
3.299
37
Campania
11.949
69
18.862
46
26.808
48
Puglia
7.526
46
9.670
34
14.662
44
Basilicata
3.542
63
4.614
35
6.320
41
Calabria
8.904
48
6.873
39
16.392
56
Sicilia
1.857
34
15.367
62
16.069
44
Sardegna
21.989
49
27.182
45
30.292
38
Italia
481.981
58
591.012
50
670.826
45
Nord-Ovest
148.151
54
192.380
57
187.250
42
Nord-Est
150.575
60
165.976
45
199.723
41
Centro
122.770
65
142.126
55
162.186
54
Sud e Isole
60.485
50
90.530
43
121.667
44

 

Settori di attività, servizi offerti ed utenti

I dati relativi alle frequenze delle organizzazioni per settore di attività si presentano abbastanza simili a quelli emersi dalle due rilevazioni precedenti, nonostante alcuni cambiamenti delle quote relative a sanità, ricreazione e cultura, istruzione, tutela e protezione dei diritti, che dipendono, almeno in parte, dalla nuova classificazione adottata nell’ultima rilevazione. Infatti, in concomitanza con la realizzazione del primo censimento delle istituzioni private e delle imprese nonprofit, si è preferito adottare la classificazione ICNPO (International Classification of NonProfit Organizations), specificatamente dedicata al settore nonprofit, in luogo della precedente derivata dalla NACE REV. 1. La nuova classificazione, essendo costruita con un maggior livello di disaggregazione dei settori, ha permesso a ciascuna organizzazione una migliore selezione delle risposte, ma in alcuni casi ha determinato il mutamento del loro settore di attività. Per consentire il confronto con i risultati delle precedenti rilevazioni, i dati vengono presentati in questa occasione ancora secondo la classificazione per settori adottata nel 1995 e nel 1997. Se si considera la distribuzione delle organizzazioni di volontariato per settore di attività prevalente, definito in base ai volontari impiegati da ciascuna organizzazione, la sanità (36,0%) e l’assistenza sociale (27,1%) si confermano i settori nei quali opera il maggior numero di organizzazioni in via prevalente. Tuttavia, tra il 1995 e il 1999 la quota percentuale di organizzazioni diminuisce di 6,4 punti percentuali nella sanità e 3,4 punti percentuali nell’assistenza sociale. In direzione opposta, invece, si muovono i settori della ricreazione e cultura, protezione dell’ambiente e protezione civile, nei quali le quote percentuali passano, rispettivamente, dall’11,7% al 16,8%, dal 2,2% al 4,2% e dal 6,4% al9%. Per gli altri settori le variazioni negli anni sono molto più limitate: resta costante il peso relativo delle organizzazioni attive in via prevalente nelle attività sportive, mentre diminuisce la quota delle organizzazioni che si dedicano in prevalenza all’istruzione e alla tutela e protezione dei diritti.

Prospetto 3 - Organizzazioni di volontariato e volontari per settore di attività prevalente. Anni 1995-1999 (valori percentuali)
Settori di attività
1995
1997
1999
1995
1997
1999
 
Organizzazioni per settore prevalente
Volontari per settore prevalente
Sanità
42,4
37,6
36,0
40,3
37,5
34,5
Assistenza sociale
30,5
28,7
27,1
31,3
26,0
28,2
Ricreazione e cultura
11,7
13,7
16,8
13,9
11,6
16,1
Protezione civile
6,4
9,3
9,0
7,7
12,3
9,7
Istruzione
2,8
2,9
1,7
1,8
3,5
1,5
Protezione dell'ambiente
2,2
3,4
4,2
2,4
4,1
5,4
Tutela e protezione dei diritti
2,2
2,7
1,8
1,1
2,5
1,1
Attività sportive
1,8
1,7
1,8
1,5
2,5
2,2
Altri settori
-
-
1,6
-
-
1,3
Totale
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0

Anche nel 1999 la distribuzione dei volontari non è molto diversa da quella delle organizzazioni per settore di attività prevalente. Ai primi posti si trovano ancora la sanità (34,5%) e l’assistenza sociale (28,2%). Cresce, tuttavia, il peso relativo dei volontari impegnati nella protezione civile (9,7%), nella protezione dell’ambiente (5,4%) e nelle attività sportive (2,2%).
Nel 1999 il 58,5% delle organizzazioni di volontariato ha dichiarato di operare in un solo settore di attività, il 19,8% in due settori, il 10,3% in tre settori e l’11,4% in quattro o più settori. Questi dati, se confrontati con quelli delle precedenti rilevazioni, confermano che vi è stata una tendenza delle organizzazioni alla specializzazione settoriale. Nel 1995, infatti, le organizzazioni monosettoriali rappresentavano il 49,4% del totale; due anni dopo la loro quota era salita al 58,9% e su questo valore si é attestata anche nel 1999. La tendenza alla specializzazione settoriale è confermata dalla progressiva diminuzione delle quote di organizzazioni che operano in due e tre settori, anche se, per le organizzazioni attive in quattro o più settori, l’andamento nel tempo è stato decrescente tra il 1995 e il 1997, mentre è stato crescente tra il 1997 e il 1999.

Alla specializzazione settoriale, fa riscontro tuttavia una tendenza all'aumento della diversificazione nell’offerta di servizi. La quota di organizzazioni che offrono un solo servizio, è diminuita regolarmente, passando dal 29% del 1995 al 27,4% del 1997 fino al 25,8% del 1999. Negli stessi anni aumentano contestualmente, in misura non significativa, anche le quote relative alle organizzazioni che offrono più servizi.
Rispetto alla tipologia di servizi offerti, i più diffusi sono quelli di ascolto e sostegno (effettuato dal 32,3% delle organizzazioni), i servizi ricreativi e di intrattenimento (22,8%), di donazione di sangue (20,8%), organizzazione di campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica (19,8%), aggiornamento e organizzazione di conferenze e dibattiti (18,8%).

Prospetto 4 - Principali servizi offerti dalle organizzazioni di volontariato. Anno 1999 (valori percentuali)
Servizio offerto
%
 
 
Ascolto, sostegno e assistenza morale
32,3
Servizi ricreativi e d'intrattenimento
22,8
Donazione di sangue
20,8
Campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica
19,8
Aggiornamento e organizzazione di conferenze e dibattiti
18,8
Accompagnamento e inserimento sociale
16,6
Prevenzione ed educazione sanitaria
15,5
Raccolta di fondi
14,7
Coordinamento delle attività di volontariato
13,9
Prestazioni di soccorso sanitario e trasporto malati
13,9
Assistenza domiciliare o analogo
13,7
Interventi in situazioni d'emergenza e calamità
13,4
Organizzazione di spettacoli e manifestazioni folkloristiche
10,9
Interventi per la tutela dell'ambiente
9,7
Promozione della donazione di organi
9,3
Organizzazione di attività sportive
8,8
Ascolto telefonico
8,5
Servizio antincendio
7,7
Organizzazione di corsi tematici e visite guidate
7,6
Erogazione di contributi a persone assistite
7,4
Studi, ricerche e documentazione
6,7
* La somma delle quote percentuali è superiore a 100, poiché ciascuna organizzazione può offrire più servizi.

 

Rispetto alla rilevazione precedente si registra sia un aumento del numero di organizzazioni che offrono servizi di assistenza a persone, sia dei volontari che in esse operano. Nel 1999, le organizzazioni con assistiti sono 7.862 (5.650 nel 1997), pari al 52,2% delle organizzazioni iscritte, mentre i volontari ammontano a 430.670 (64,2% del totale) contro i 345.000 rilevati in precedenza (58,4%). Anche il numero degli assistiti è aumentato, passando da 2,5 a 3,5 milioni di persone, mentre il numero medio di assistiti per organizzazione è rimasto sostanzialmente invariato: era pari a 445 nel 1997 ed è stato 442 nell’ultimo anno. Nel 1999 le categorie di assistiti con maggiori frequenze sono quella dei malati e traumatizzati (61,4%), degli anziani, autosufficienti e non (10,8%), degli immigrati (5,2%) e dei minori (5%).
Rispetto alla diversificazione dell’offerta di assistenza, i dati relativi al 1999 sembrano confermare la scelta delle organizzazioni di operare prevalentemente verso un unico target group. In particolare, il 45,2% delle organizzazioni con assistiti rivolge i propri servizi ad una sola categoria di persone (44,6% nel 1997), mentre una quota pari al 24,2% assiste 4 o più differenti categorie di persone.

Prospetto 5 - Assistiti per tipologia. Anno 1999 (valori percentuali)
Tipologie di assistiti
%
 
 
Malati e traumatizzati
61,4
Anziani autosufficienti
6,8
Immigrati
5,2
Minori
5,0
Anziani non autosufficienti
4,0
Individui in difficoltà economica
2,5
Portatori di handicap
2,4
Familiari in difficoltà
2,4
Vittime di sisma o alluvioni
2,2
Malati terminali (inclusi malati di AIDS)
1,3
Senza tetto, senza dimora
1,1
Malati psichici
1,0
Tossicodipendenti
0,8
Alcolisti
0,8
Detenuti ed ex detenuti
0,8
Vittime di violenza o di atti criminali
0,6
Nomadi
0,5
Famiglie affidatarie o adottive
0,4
Sieropositivi
0,2
Ragazze madri
0,2
Prostitute
0,2
Persone con altro tipo di disagio
0,3
 
 
Totale
100,0

 

Dimensione economica

Complessivamente, il totale delle entrate è passato da 1.306 miliardi di lire nel 1997 a 1.840 miliardi nel 1999, registrando una variazione positiva pari al 40,9%. Aumenta di conseguenza anche l’importo medio delle entrate per organizzazione, passando da 112 milioni nel 1997 a 122 milioni nel 1999. Sostanzialmente immutata rispetto al 1997, risulta invece la distribuzione delle organizzazioni in base alla classe di importo delle entrate. Circa la metà delle organizzazioni dichiara entrate inferiori a 20 milioni di lire, il 39% tra 20 e 200 milioni (circa il 38% nel 1997), il 6,6% tra 200 e 500 milioni (6,2%), il 2,9% tra 500 milioni e 1 miliardo (2,4%), l’1,9% entrate uguali o superiori a 1 miliardo di lire (come nel 1997).
La distribuzione delle entrate per area geografica mette in luce alcuni squilibri già osservati con la rilevazione precedente: le entrate risultano concentrate tra le organizzazioni localizzate nelle regioni centrali, che costituiscono meno di un quarto dell’intera popolazione, ma dispongono di circa un terzo delle entrate complessive. Le organizzazioni dell’Italia meridionale, che rappresentano il 18,6% del totale, raccolgono il 14% delle entrate, mentre quelle delle regioni settentrionali raccolgono quote che non differiscono molto dalle rispettive quote in termini di organizzazioni iscritte.
In ragione di queste differenze, le entrate medie per organizzazione ammontano a circa 175 milioni di lire per le unità localizzate al Centro, 92 milioni per quelle del Mezzogiorno e 111 e 116 milioni per le organizzazioni attive, rispettivamente, nel Nord-Ovest e nel Nord-Est. Diminuiscono, rispetto al 1997, i divari territoriali in termini di entrate medie. Infatti, pur restando elevato il valore delle entrate medie delle organizzazioni del Centro, le organizzazioni dell’Italia meridionale ed insulare si avvicinano al livello di quelle delle altre aree, essendo le loro entrate complessive aumentate del 93% tra il 1997 e il 1999.

*Le classi comprendono il limite inferiore.

 

Prospetto 6 - Entrate totali e medie per area geografica - Anni 1997 e 1999 – (Valori in milioni di lire)
 
1997
1999
Entrate totali
Entrate medie per organizzazione
Entrate totali
Entrate medie per organizzazione
Area geografica
Valori assoluti
Valori percentuali
Valori assoluti
Valori percentuali
 
 
 
 
 
 
 
Nord-Ovest
346.962
26,5
103
493.703
26,8
111
Nord-Est
383.155
29,3
105
558.537
30,4
116
Centro
443.020
33,9
170
529.432
28,8
175
Sud e Isole
133.738
10,2
64
257.989
14,0
92
 
 
 
 
 
 
 
Totale
1.306.875
100,0
112
1.839.661
100,0
122

Rispetto alla rilevazione precedente si accentua il ricorso delle organizzazioni di volontariato al finanziamento, sia esclusivo che prevalente, di fonte privata rispetto a quello pubblico: il 23,4% dichiara di finanziarsi esclusivamente con entrate di fonte privata (19,8% nel 1997), il 35,6% con entrate prevalentemente private (33,7%), il 29,2% con entrate prevalentemente pubbliche (35,8%) ed il 7,9% con entrate esclusivamente pubbliche (5,7%).