| Rilevazione sulle Cause di morte |
| Descrizione
dell'indagine |
La “rilevazione delle cause di morte” viene effettuata correntemente dall’ISTAT attraverso l’utilizzo di modelli diversificati a seconda che la morte sia avvenuta nel primo anno di vita o oltre il primo anno. Su tali modelli vengono riportate le notizie relative al decesso fornite dal medico curante o necroscopo (Parte A della scheda di morte) e le informazioni di carattere demografico e sociale (Parte B della scheda di morte) a cura dell’ufficiale di Stato Civile.
Il medico certificatore è tenuto a compilare tutti i quesiti relativi alla causa di decesso presenti sulla scheda di morte ed in particolare deve riportare la “causa iniziale”, ossia la malattia che attraverso eventuali complicazioni o stati morbosi intermedi ha condotto al decesso, la “causa intermedia o complicazione”, che include l’eventuale successione morbosa della malattia indicata al primo quesito, la “causa finale”, per la quale si intende la malattia o lo stato morboso che ha direttamente provocato il decesso, e gli “altri stati morbosi rilevanti”, tra i quali si considerano le malattie e gli stati morbosi che hanno contribuito al decesso, non inclusi nel concatenamento identificato dal medico certificatore. La determinazione della causa iniziale avviene utilizzando le regole dettate dalla Organizzazione Mondiale della Sanità. La codifica delle cause di morte utilizza la classificazione internazionale ICD IX (International Classification of Diseases) A partire dai dati del 1995 il processo di codifica delle cause di morte è stato automatizzato e il 80% delle schede viene codificato mediante un sistema automatico, denominato MICAR-ACME, il restante 20 % viene codificato manualmente.
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| Definizione di
disabilità utilizzata |
-
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| Valore
informativo per lo studio della disabilità |
Una volta identificate le patologie che portano a disabilità, i dati sulle cause di morte costituiscono una fonte di inestimabile valore. Per ogni patologia disabilitante, infatti, è possibile studiarne l’impatto sulla mortalità, ad esempio analizzando se la patologia è associata a una speranza di vita inferiore alla norma In tale analisi è fondamentale considerare l’intero processo morboso definito dalle causa iniziale, intermedia e finale di morte, oltre che gli altri stati morbosi rilevanti. La patologia disabilitante, infatti, può essere correlata alla morte, ma non essere la causa iniziale (l’unica attualmente analizzata). Inoltre la patologia disabilitante può non apparire tra quelle descritte in quanto non correlata al decesso.
Associando questo tipo di analisi allo studio della ospedalizzazione relativamente alla stessa patologia, è possibile ricostruire un percorso che dalla malattia porta all’eventuale ospedalizzazione, e da questa alla dimissione o alla morte.
L’aspetto problematico di questa analisi è l’identificazione delle patologie che portano a disabilità. A tutt’oggi, infatti, non esiste una trattazione unica sull’argomento, e tantomeno ad un elenco delle patologie disabilitanti.
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| Unità
di rilevazione /analisi |
Decessi
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| Periodicità |
annuale
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| Responsabile |
ISTAT
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| Tipo
di indagine |
censuaria
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| Dimensione
dell'indagine |
circa 550.000 decessi all’anno riferiti alla popolazione presente
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| Dettaglio
territoriale disponibile |
comunale
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| Dettaglio
territoriale pubblicato |
provinciale
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| Qualità
dei dati |
Errori possono derivare dalla non correttezza della diagnosi, da problemi originati nel momento della trascrizione delle informazioni dalle schede cartacee a quelle elettroniche o dalla non corretta codifica delle patologie. Errori materiali di trascrizione riguardano soprattutto la diagnosi, che può non essere scritta chiaramente dal medico certificante. Sistemi automatici di correzione facilitano il processo di correzione del database.
La corretta attribuzione di un codice ad una data causa è legata all’interpretazione della persona preposta alla codifica. Questo tipo di errore viene assai ridimensionato dal sistema di codifica automatica.
Il fatto che attualmente venga analizzata quella che viene ritenuta la causa primaria limita l’utilizzo di tale fonte di dati in quanto non vengono riportate patologie, che possono ritenersi disabilitanti, ma che non sono ritenute causa iniziale. Altri fattori che influiscono sulla codifica della causa di morte sono l’elevato numero di voci, nella ICD IX revisione (circa 55.000) e la presenza di descrizioni spesso indecifrabili della causa sulla scheda di decesso.
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| Variabili
rilevate |
Oltre il 1^ anno di vita: causa iniziale, causa intermedia, causafinale, altri stati morbosi;
sesso, data del decesso, data di nascita, luogo di nascita, età in anni compiuti, stato civile, luogo di residenza, livello di istruzione, professione, condizione professionale o non professionale, posizione nella professione, ramo di attività economica, cittadinanza, codice individuale del deceduto
entro il primo anno di vita: causa iniziale, causa intermedia, causafinalee, altri stati morbosi; provincia e comune di decesso, data del decesso, data di nascita, luogo di nascita, età, sesso, genere del parto (semplice o plurimo), filiazione (legittima, naturale riconosciuta o non riconosciuta), data di nascita della madre, luogo di residenza della madre, livello di istruzione dei genitori, professione dei genitori, condizione professionale o non professionale dei genitori, posizione nella professione dei genitori, ramo di attività economica dei genitori, cittadinanza dei genitori, codice individuale del deceduto e dei genitori.
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