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DIFFERENZE TRA DONNE E
UOMINI CON DISABILITA'
L’approccio di genere, ormai consolidato nell’ambito dello studio di ogni fenomeno che abbia rilevanza sociale, assume un’importanza ancora più decisiva quando lo si cala nella realtà della disabilità. Le donne con disabilità, infatti, possono trovarsi a far fronte ad una duplice forma di discriminazione: la prima più specificamente connessa al genere, risultato di fattori sociali; la seconda connessa più strettamente alla condizione di disabilità. Il genere spesso caratterizza e rinforza alcuni stati di vulnerabilità assimilabili anche a differenze di razza, di religione, di classe sociale e forse anche alla presenza di disabilità. Non si può negare che molta strada sia stata percorsa: le donne con disabilità, ad esempio, frequentano la scuola e vi permangono più a lungo che nel passato, accedendo a livelli di istruzione più alti; si sposano e creano dei nuclei familiari propri; mantengono rapporti costanti con la famiglia di origine; partecipano con consapevolezza alla vita politica, esercitando il diritto di voto più degli uomini. Ma occorre sollecitare interventi ed ulteriori azioni positive nell’ambito occupazionale, in cui si registra ancora un basso accesso delle donne con disabilità, nelle opportunità di fruire del tempo libero e nell’accesso all’informazione. Sostenere e rinforzare le politiche di equità di opportunità tra i generi significa rimuovere gli ostacoli che si frappongono al pieno sviluppo delle capacità personali ed offrire alle donne con disabilità le stesse opportunità degli uomini in ogni sfera d’azione sociale.
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